22 aprile 2007

Siccità australiana

I nodi vengono al pettine, anche prima del previsto. In Australia la siccità, dovuta agli effetti del riscaldamento globale, è uno spettro estremamente reale, oggi.
Ecco l'inizio di un articolo della Stampa:

John Howard, il primo ministro australiano che sbeffeggiava i teorici del riscaldamento globale e rifiutava di incontrare Al Gore per una discussione sulle conseguenze dell’effetto serra, ha invitato i suoi concittadini a pregare. Se entro sei settimane non pioverà, l’Australia dovrà bloccare fino al maggio 2008 l’irrigazione dei campi, l’unica misura che potrà consentire alla gente di avere ancora un po’ d’acqua per bere, lavarsi e cucinare. Se Dio non ascolterà le preghiere di Howard, saranno bloccate le chiuse del bacino dei fiumi Murray e Darling, che produce il 40 per cento del cibo dell’Australia e che è grande come Francia e Spagna messe insieme. Milioni di alberi da frutta e di ulivi moriranno, con le piante di riso e di cotone, gli agrumi, le mandorle, i vigneti. Moriranno le pecore e le mucche, e circa 50 mila farmers dovranno lasciare le fattorie che abitano da generazioni in quella che, agli emigrati che la colonizzarono all’inizio dell’800, sembrava una terra protetta dal cielo. Per la prima volta, gli effetti del riscaldamento globale si abbattono in modo devastante su di una nazione sviluppata, una delle più potenti e progredite del mondo. John Howard, come molti altri, pensava che siccità e carestie fossero una prerogativa del Corno d’Africa, che mai ci avrebbero colpito nelle nostre confortevoli case.
Ben gli sta, verrebbe da dire, visto che Howard è stato insieme a Bush l'unico leader di un paese industrializzato a non firmare il protocollo di Kyoto. Ma sarebbe scellerato gioire, sia perché le conseguenze umane e ambientali potrebbero essere molto pesanti, sia perché il problema è di tutti, e la siccità domani potrebbe colpire anche noi, specialmente le regioni centro-meridionali.

In realtà il prosieguo dell'articolo spiega che in parte il problema è dovuta alla cattiva gestione delle acque, su cui per anni non si è fatto niente. Tuttavia, conoscendo i nostri acquedotti colabrodo e l'indifferenza alla questione della politica nostrana, troppo assorta in partiti democratici e vendite (o acquisti) di compagnie telefoniche, la cosa ci rassicura ben poco.

1 commento:

no carbone ha detto...

ciao
UNIAMO LE FORZE!
intanto scambiamoci i link.
Il vostro l'ho già postato. Grazie L F
http://noalcarbone.blogspot.com

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Ieri 21 aprile il movimento NO COKE ha iniziato l'occupazione dell'aula consigliare del comune di Civitavecchia (Aula Pucci) in appoggio all'azione non violenta in corso da 23 giorni a Tarquinia e nel comprensorio, attuata contro la riconversione a carbone della centrale di Torre Valdaliga Nord. L'iniziativa, superando le appartenenze politiche intende ulteriormente e fermamente ribadire la determinata opposizione alle scellerate decisioni dell'Enel che ricadono sulla salute della popolazione. Cambiare è ancora possibile!


A Civitavecchia e a Montalto di Castro, l'Enel sta riconvertendo (nel secondo caso è in procinto di riconvertire) a carbone due centrali, situate a soli 30 km di distanza l'una dall'altra, che insieme formeranno il più grosso polo energetico d'Europa. Civitavecchia subisce già da 40 anni gli effeti della presenza di una centrale a Olio combustibile, con tassi assai superiori alla media nazionale di patologie respiratorie e tumori.

La popolazione di tutti i comuni circostanti ha già fermamente espresso il suo dissenso riguardo alla riconversione, ma le autorità politiche -nel migliore dei casi- finora non hanno saputo rappresentare questa volontà nei confronti dei meri interessi speculativi dell'Enel.

Ieri, sabato 21 aprile, abbiamo occupato il Comune di Civitavecchia per istituire un luogo d'incontro e discussione per la cittadinanza, dove rimettere insieme il movimento locale contro il carbone e mantenere viva l'attenzione dei media sul problema. IL NOSTRO OBIETTIVO PIU' IMMEDIATO E' FERMARE LA RICONVERSIONE A CARBONE DELLA CENTRALE DI CIVITAVECCHIA, E LA PROSSIMA RICONVERSIONE DI QUELLA DI MONTALTO DI CASTRO.

In questo particolare momento, grazie allo sciopero della fame sostenuto da liberi cittadini in Tarquinia ( http://nocoketarquinia.splinder.com/) contro la conversione a carbone delle centrali di Civitavecchia e Montalto di Castro, i media nazionali hanno diffuso largamente -pur in modo discutibile- notizie sulla protesta locale in atto.

Quello che serve ora è lottare affinché si affermi a livello governativo la volontà di modificare subito la politica energetica del nostro paese. E' intollerabile che nel 2007 si costruiscano centrali a carbone, ovunque esse si trovino.

IL CARBONE PULITO NON ESISTE.
L'incremento di emissioni di Co2 -principale responsabile dei mutamenti climatici- ci provocherà -tra l'altro- pesanti sanzioni per la violazione del Trattato di KYOTO. Nelle valutazioni di impatto ambientale sin qui effettuate (si fa per dire, visto che sono state spesso bloccate dai ricorsi dell'Enel) non si prendono attualmente in considerazione le conseguenze dell'esposizione alle NANOPARTICELLE risultato della combustione del carbone.

L'applicazione del protocollo di Kyoto è un primo passo -in sé- tutt'altro che sufficiente ad affrontare seriamente l'emergenza climatica. Tuttavia essa costituisce un passo importante dal punto di vista politico. Se noi in Italia, con la nostra storia, orgogliosamente (?) appartenenti a questo "faro di civiltà" che l'Europa afferma di voler essere sullo scenario mondiale, diffondiamo questo messaggio: " ricorrere al carbone, anche oggi, si può" è perché non vogliamo farci carico della nostra responsabilità verso la costruzione di un futuro possibile, migliore! Sarà ben difficile proporre ancora a giganti come India e Cina della necessità di ridurre le emissioni di Co2, con questa nostra testimonianza.

Le alternative esistono. ORA! Vedi ad esempio le interviste al premio Nobel Carlo Rubbia:
http://www.enel.it/eventi/priolo/leggiInterview.asp?m=4&wInt=2 http://www.repubblica.it/2004/e/sezioni/scienza_e_tecnologia/archicentrale/archicentrale/archicentrale.html

Dobbiamo riuscire ad imprimere alla protesta una caratterizzazione non solo locale. Questa lotta interessa tutti, è indispensabile che si riveda l'intera politica energetica italiana. Mobilitiamoci.