22 ottobre 2006

Galere

La progressiva fascistizzazione delle democrazie occidentali procede. Ora giunge la notizia che la Gran Bretagna vuole ordinare una nave-prigione, allo scopo di fornire nuove celle atte ad ospitare una popolazione carceraria in continua crescita. Si torna così al passato, quando il termine "galera" stava appunto ad indicare un tipo di nave su cui si scontavano condanne penali.

Per correttezza, va dato atto alla Gran Bretagna di starsi adoperando per evitare che il numero di carcerati non ecceda il numero massimo di posti disponibili nelle prigioni (come ci spiega il Guardian): un atteggiamento molto più civile di quello italiano, dove per anni non ci si è fatti scrupolo di stipare persone in carceri fatiscenti in numero ben superiore a quello della massima capienza possibile. Tanto che il governo ha dovuto infine ricorrere all'indulto, che per quanto criticato da molti anche a sinistra, è stato un doveroso atto di umanità, perché è incivile far stare le persone accalcate come bestie in allevamenti intensivi (incidentalmente, lo è anche per gli animali degli allevamenti).

Resta comunque il fatto che il numero di carcerati nei paesi occidentali è in continua crescita, indice del fatto che il conflitto tra ricchi e poveri si fa sempre più aspro. Il ricorso al carcere è un possibile metodo di dirimere i conflitti sociali. Ci sarebbero metodi più civili, come la redistribuzione della ricchezza, ma non è quella la direzione in cui stiamo andando. Come sempre, in questa tendenza sono gli Stati Uniti a fare la parte del leone. Infatti negli USA ormai la popolazione carceraria ha superato i due milioni di persone, e oltre quattro milioni sono soggette a pene alternative. Questo porta a sei milioni e mezzo il numero di persone soggette a qualche forma di trattamento penale, addirittura più del 2% della popolazione totale del paese, inclusi vecchi e bambini.

Un bell'articolo su questi fenomeni, di cui consiglio decisamente la lettura, è disponibile sul sito del Centro Jura Gentium dell'Università di Firenze, a firma di Danilo Zolo.

2 commenti:

Cesca ha detto...

Secondo me l'unica soluzione è quella di risolvere il problema alla radice, educando tutti, bambini e vecchietti compresi, alla legalità.

Però, fintanto che vivremo in un mondo imperfetto, il sentimento della maggioranza di voler allontanare i criminali mi sembra rispettabile e, democraticamente, mi sembra che debba prevalere sul desiderio dei criminali di godere di diritti che loro hanno negato al prossimo.

Perchè non si sono scelti i lavori socialmente utili, fuori dalle carceri, capaci di riabilitare le persone, di offrire un aiuto alla società e di riqualificare l'immagine degli ex-galeotti?

Deserteur ha detto...

Perché? Forse proprio perché non c'è affatto un'intento riabilitativo, ma piuttosto l'intenzione di utilizzare il carcere come forma di controllo sociale nei confronti degli strati poveri della popolazione (perlopiù immigrati in Italia, neri e ispanici negli USA, ecc.).

In questo senso, un certo livello di criminalità viene tollerato dalle autorità, non perché non si potrebbe eliminarlo, ma perché è la valvola di sfogo per situazioni di discriminazione che potrebbero altrimenti trovare una strada più politica, e contemporaneamente fornisce il consenso necessario ad utilizzare il carcere come forma di controllo.

Man mano che le risorse planetarie diventeranno sempre più scarse, la "maggioranza" che ne usufruisce si restringerà, fino a diventare minoranza, e i "criminali" diventeranno sempre più numerosi, fino a diventare la maggioranza della popolazione. E' questo che intendo quando parlo di fascistizzazione delle società occidentali.

Forse sono io a vedere le cose in maniera distorta, ma il fatto stesso che le domande che fai nell'ultimo paragrafo non abbiano una risposta mi induce a pensare di avere ragione.