Qui siamo ovviamente per l'agricoltura biologica e, per quanto possibile, contro l'uso dei pesticidi. Combattere l'ailanto, però, è cosa davvero dura, come ben sanno gli amici che condividono la mia ossessione contro questo tremendo infestante (il contadino, Debora, Weissbach, nonché il nuovo blog dedicato, Ailanthus Extermination).
E allora, contravvenendo ai miei principi (e certo attirandomi la riprovazione del contadino), vi elargisco la ricetta di mio papà, che gli ailanti li combatte ormai da trent'anni, ossia da quando, mal consigliato, ne piantò uno per avere rapidamente un po' d'ombra. Ve la fornisco così come mi è stata data, senza averla provata di persona, e senza assumermi alcuna responsabilità sulle eventuali conseguenze che ne potranno derivare. La ricetta è Solado diluito al 2%, spruzzato sulle foglie. Li fa seccare immancabilmente.
Oltre che scontentare i nemici dei pesticidi, ora avrò scontentato anche i nemici delle multinazionali, visto che il Solado è un erbicida a base di glifosato prodotto dai "cattivi" per eccellenza, ossia dalla Monsanto. Ma, lo ripeto ancora una volta, relata refero.
28 agosto 2008
Guerra chimica all'ailanto
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28 aprile 2008
Cibo prezioso
La crisi agricola montante investe anche i paesi più ricchi. In Giappone scarseggia il burro, mentre negli Stati Uniti viene razionato il riso. Intanto, i prezzi dei generi alimentari salgono ovunque, tanto che in Afghanistan sta diventando conveniente addirittura coltivare grano invece di oppio. Peraltro, nello stesso Afghanistan si soffre la fame, a causa dell'alto prezzo del grano, e disordini a causa della mancanza di cibo scoppiano qua e là per il mondo, come testimoniato dal direttore generale della FAO. Questo avviene anche perché i maggiori produttori di riso stanno riducendo le esportazioni, nel tentativo di calmierare i prezzi interni: lo hanno fatto Vietnam, Cina, India, e ora il Brasile.
Va detto che esiti di questo tipo erano abbastanza prevedibili, anche da parte di un piccolo blog come questo (come testimoniato dai post sotto l'etichetta agricoltura). Non è chiaro invece come si farà ad evitare una carestia mondiale, visto l'effetto combinato del cambiamento climatico, della continua perdita di suolo coltivabile, e della progressiva scarsità di petrolio e gas naturale, che sono essenziali per l'agricoltura intensiva.
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02 marzo 2008
I prezzi, segnale di scarsità
Il tempo scorre rapidissimo. Questo blog è stato fermo per quelli che a me sono sembrati alcuni giorni, ma invece si tratta di quasi un mese. Me ne scuso con i lettori abituali.
Nel frattempo ci sono stati parecchi eventi, fra cui l'aumento dei prezzi del grano, causato dalla continua diminuzione delle riserve (dovuta ad una produzione che non riesce a tenere il passo della domanda) e all'aumento del prezzo del petrolio, ormai stabile intorno ai 100 $/barile. A noi il petrolio è costato 26 miliardi di euro nel 2007, e si prevede che saranno 32 miliardi nel 2008 (per quel poco che possono valere queste previsioni). In altri termini, nel 2007 abbiamo speso per il petrolio 500 euro a testa, vecchi e neonati inclusi. D'altro canto, non è solo il grano ad aumentare, ma tutti i generi alimentari. E' stato stimato che nel 2008 ogni famiglia spenderà per mangiare 9000 euro, ossia quasi 700 euro al mese.
C'è chi invoca la speculazione per spiegare questi rialzi, e se ci può essere in ciò una parte di verità, non bisogna dimenticare che la speculazione ha buon gioco solo in regime di relativa scarsità. Ciò che sta avvenendo è che sempre più ci stiamo scontrando con i limiti delle risorse del pianeta: il petrolio ha ormai raggiunto, con ogni probabilità, il suo picco di produzione, e i cereali, per quanto se ne producano sempre di più ogni anno (con impatti non piccoli sugli ecosistemi, ad esempio in termini di alterazione del ciclo dell'azoto a causa delle concimazioni chimiche), non bastano per una popolazione mondiale in perenne aumento. Per di più, i fertilizzanti azotati necessari per aumentare le rese delle coltivazioni hanno come materia prima il gas naturale, che è anch'esso prossimo al suo picco di produzione.
Come vedete, ce n'è abbastanza per avere gli incubi riguardo al nostro futuro. Specie se pensiamo che l'Italia, oltre a dover importare quasi tutto il suo consumo di combusibili fossili, non è neanche indipendente dal punto di vista alimentare. E invece di cercare di rimediare a questa debolezza, si continua a sottrarre prezioso terreno fertile all'agricoltura, per realizzare mostruosità come Veneto City, l'ennesimo colpo inferto ad un territorio ormai devastato dall'industrializzazione selvaggia.
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15 gennaio 2008
Acqua contro cibo in Arabia Saudita
Parlando di Arabia Saudita, si pensa a distese desertiche solcate da cammelli e punteggiate da torri per l'estrazione del petrolio. Invece, l'Arabia Saudita ha da trent'anni un programma per la coltivazione del grano, che ha avuto tanto successo (la produzione ha raggiunto 2 milioni e mezzo di tonnellate di grano all'anno) da rendere il paese autosufficiente. Almeno fino ad oggi. Perché il governo ha deciso di sospendere il programma, per il semplice fatto che il consumo di acqua è insostenibile. Per ogni tonnellata di grano in meno, si prevede di risparmiare da 1300 a 1500 metri cubi d'acqua. Il governo intende annullare completamente la produzione per l'anno 2016, e importare tutto il grano necessario.
Le implicazioni sono notevoli: un paese che si trova a dover scegliere tra acqua e cibo. E se è vero che per l'Arabia Saudita è abbastanza facile scambiare petrolio con grano, se questa tendenza dovesse estendersi (mi viene in mente l'Australia) potrebbe avere un effetto sui prezzi del grano, già in forte crescita, e a risentirne sarebbero come sempre i poveri del mondo.
Via: Petrolio. Andateci se volete vedere gli incredibili campi di grano rotondi dei sauditi. Viene spontaneo chiedersi se lì i cerchi nel grano sono quadrati...
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09 gennaio 2008
La carestia da bioetanolo
Un interessante e inquietante previsione ripresa dal blog ASPO-Italia, che a sua volta riprende un articolo in inglese di The Oil Drum. In poche parole, la produzione di etanolo da utilizzare come carburante ( o "biocarburante", secondo una insensata dicitura) sta progressivamente erodendo la produzione agricola per uso alimentare, e il fenomeno cresce ad un ritmo spropositato, come l'espansione di un'infezione. Se qualcosa non cambia nei meccanismi di questa espansione, nel giro di pochi anni la produzione di cibo calerà in maniera rovinosa, e questo porterà a terribili carestie che colpiranno i poveri della terra, che risulteranno perdenti nella competizione per il cibo con le auto dei ricchi. Uno scenario apocalittico, che non va ovviamente inteso come una predizione (nessuno ha la sfera di cristallo) ma come una prospettiva molto concreta.
E vale la pena di citare l'osservazione di un acuto membro della mailing list "Petrolio", il quale osserva che la forte spinta ai biocarburanti potrebbe costituire, attraverso i meccanismi sopra descritti, la risposta del sistema capitalistico al problema della sovrappopolazione mondiale. Una risposta diabolica, che potrebbe causare la più grande strage della storia, senza "colpevoli" apparenti.
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29 ottobre 2007
Bufale
Come se non bastasse il fatto che la Campania è disseminata di rifiuti smaltiti illecitamente, e di diossina (per chiarimenti consiglio il libro "Gomorra" di Roberto Saviano, o anche questo blog, e in particolare questo post, o ancora questo post di un altro blog), ci sono anche questi casi qui:
False analisi su bufale, 18 arrestiIo la mozzarella di bufala non riesco più a mangiarla con lo stesso gusto di prima.
Per immettere su mercato latte bestie affette da brucellosi
(ANSA) - NAPOLI, 29 OTT - Prelievi ematici falsificati per poter immettere sul mercato latte proveniente da bufale affette da brucellosi: in carcere 18 persone. Con questa accusa i carabinieri del Nas di Napoli hanno eseguito 18 arresti e sequestrato 13 allevamenti bufalini della provincia di Caserta. Sotto accusa allevatori e veterinari, che secondo i militari eseguivano prelievi di sangue da bufale sane sostituendoli a quelli degli animali infetti.
Fonte: ANSA.
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29 settembre 2007
La battaglia del grano
Sapete cos'è il set aside? Tradotto in italiano con l'improbabile dicitura "ritiro obbligatorio", rappresenta quella quota di terreni agricoli che nell'ambito della Politica Agricola Comune europea vengono lasciati incolti (pagando i contadini per questo). Lo scopo è duplice, da un lato prevenire la sovrapproduzione
agricola, mantenendo però una capacità produttiva di riserva, e dall'altro favorire il recupero della fertilità compromessa dalle tecniche intensive di agricoltura. Ormai da parecchi anni il tasso di set aside, o di ritiro obbligatorio, è pari al 10%. Ovvero, il 10% dei terreni agricoli europei viene tenuto incolto.
Ora le cose stanno per cambiare. La Commissione Europea ha proposto di ridurre il tasso a zero, in altri termini di eliminare il set aside. Ma ciò che più colpisce è la motivazione: nel 2006 il raccolto di cereali è stato inferiore alle attese, a causa delle cattive condizioni meteorologiche, e questo ha fatto sì che le cosiddette "scorte d'intervento" si siano quasi annullate. Per il 2007 si prevede un raccolto di cereali ancora peggiore. E dunque, la Commissione ritiene che sia venuto il momento di usare tutta la terra che abbiamo, per evitare un'impennata dei prezzi dei cereali (peraltro già in crescita).
Va peraltro notato che l'incremento di produzione previsto grazie a questa misura è di 10 milioni di tonnellate, ossia meno del 5% del totale. La commissione prevede che recuperando terre ora adibite ad altre colture si potrebbe arrivare a 17 milioni di tonnellate. Ma se i mutamenti climatici continueranno a causare condizioni meteo avverse e a far diminuire i raccolti, questo contributo potrebbe rivelarsi insufficiente a garantire l'approvvigionamento di cereali. La battaglia del grano, potremmo anche perderla.
Giusto per la cronaca, al contadino il set aside non piace. E non si può dargli torto.
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10 settembre 2007
Il virus delle api
Sulla moria delle api negli USA c'è una nuova inquietante ipotesi: che sia dovuta ad un virus, scoperto in Israele ma diffuso in tutto il mondo. Ecco la notizia dell'ANSA:
Virus Medio Oriente uccide api UsaEd ecco il link all'articolo di Science (leggibile in maniera completa solo se siete abbonati).
Moria senza precedenti e arnie si svuotano
(ANSA) - WASHINTON, 7 SET - Muoiono a milioni le api in America. Ora, forse, se ne conosce la ragione: un virus scoperto in Israele ma diffuso in tutto il mondo. E' quanto sostiene uno studio che ha coinvolto negli Stati Uniti almeno due dozzine di scienziati e che è stato pubblicato sulla rivista Science. Anche se manca la prova scientifica assoluta - precisano i ricercatori - esistono molte probabilità che la più grande moria di api mai vista in America sia stata causata dall'''Israeli acute paralysis virus''.
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17 agosto 2007
Fiori e piante
Andando a trovare la zia, è buona norma presentarsi con un omaggio, ad esempio una pianta. Tanto più se il tutto si svolge in Sicilia, dove a queste cose si presta molta attenzione. Andiamo quindi dal fioraio, il quale esibisce tre magre piante e basta.
"Mi dispiace" - si scusa - "ma in Olanda smettono di lavorare il 1 agosto, e ricominciano solo a fine mese".
Rientrando a casa, sorge spontanea la riflessione: ma possibile che le piante del fioraio siciliano debbano essere importate dall'Olanda? Non siamo capaci noi, a riprodurre le piante? Non ci sono abbastanza disoccupati, in Sicilia, che potrebbero trarre sostentamento dalla coltivazione di piante da portare in dono alle zie?
C'è qualcosa di molto sbagliato in tutto ciò.
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20 luglio 2007
Meno pasta, piu' carburante
Un bell'articolo di Repubblica, in cui si segnala come sulla questione biocarburanti, la nuova falsa rivoluzione per il mantenimento di uno status quo in termini di trasporti impossibile da mantenere) i nodi stiano rapidamente venendo al pettine. Anche in Italia, dove il prezzo della pasta salira' del 20% in qualche meno a causa della minore disponibilita' di semola di grando duro dovuta al fatto che la gente riconverte alla produzione di granturco per fare etanolo o girasole per fare biodiesel.
Se continuera' cosi', arriveremo molto presto al dilemma se nutrire le auto o le persone, visti gli ambiziosi obiettivi di crescita di consumo di biocarburanti fissati da UE e Stati Uniti.
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24 giugno 2007
Apprendisti stregoni
Gli israeliani hanno realizzato dei pomodori geneticamente modificati al gusto di rosa o di limone. Hanno meno sostanze benefiche per la salute, ma cosa importa, se quelli del marketing dicono che il mercato vuole i pomodori aromatizzati?
Ecco la notizia dell'ANSA:
ECCO I POMODORI ALLA ROSA E AL LIMONE
PARIGI - L'annuncio è stato fatto da un gruppo di ricercatori israeliani: hanno messo a punto dei pomodori geneticamente modificati alla rosa o al limone. La notizia più incredibile è che, a quanto riporta la rivista britannica 'Nature Biotechnology', dei volontari chiamati a gustare la novità, li abbiano trovati "molto buoni". Tra le 82 persone scelte per comparare questi pomodori transgenici con altri normali, quasi tutte sono state in grado di distinguere la differenza, e hanno descritto il nuovo gusto come di "profumo", "rosa", "geranio" o "citronella". I pomodori geneticamente modificati - realizzati da una equipe del centro di ricerca Newe Yaar, diretto da Efraim Lewinsohn - sono stati preferiti da 49 dei volontari, mentre 29 hanno trovato migliori i cari e vecchi pomodori di sempre. Questi pomodori Ogm sono più rosa che rossi perché contengono due volte meno lycopene, un antiossidante che dona all'ortaggio, quello tradizionale, il suo bel colore rosso e che perdippiù fa molto bene alla salute. Di contro, le nuove creature hanno più terpenoidi, composti organici che ne allungano la conservazione. Dunque, se dovete partire per un lungo viaggio, potrete senz'altro mettere qualcuno di questi pomodori geneticamente modificati nella valigia: si conserveranno a lungo e vi profumeranno la biancheria di rosa o di citronella. Per il momento, però, questi pomodori non sono in vendita.
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18 giugno 2007
La fine dell'agricoltura sostenibile.
Per questa volta voglio solo indirizzarvi a questo post del contadino, che ha descritto con grande efficacia dei processi in corso destinati ad avere grandi effetti sul futuro di noi tutti. Perché quando inizierà la crisi energetica, quella seria, e l'agricoltura non avrà più disponibilità di fertilizzanti chimici a basso prezzo in grandi quantità, allora rimpiangeremo il fatto di aver sostituito una agricoltura sostenibile, in cui coltivazioni e allevamento vanno a formare cicli chiusi, con la monocoltura della vite (o di qualunque altra cosa).
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10 giugno 2007
Prosciutto in provetta
Sono veramente senza parole, dopo aver letto questa notizia:
Coldiretti: prosciutto in provettaMa abbiamo veramente bisogno di tutto ciò?
Allarme per 'allevamenti' all'Università di Utrecht
(ANSA)- ROMA, 9 GIU - La Coldiretti lancia l'allarme prosciutto in provetta: sono in arrivo prodotti ottenuti esclusivamente in laboratorio. A dare il via al procedimento i risultati delle ricerche resi noti dall'Università di Utrecht in Olanda, dove si stanno 'allevando' in provetta tessuti di maiale al fine di produrre carne direttamente per il consumo. 'I ricercatori - dice la Coldiretti - hanno isolato cellule staminali di maiale che si dividono e moltiplicano'.
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09 giugno 2007
Poco grano dall'est
Una interessante (e preoccupante) notizia ripresa dal blog Petrolio, che a sua volta la riprende da un articolo del Financial Times. A causa della siccità, l'Ucraina non esporterà grano quest'anno. E la Romania prevede una riduzione della propria produzione di grano del 46%. In conseguenza di ciò, i prezzi dei future sul grano per novembre sono saliti a 166 euro/tonnellata, poco al di sotto dei 170 euro/tonnellata raggiunti in seguito alla siccità del 2002-2003.
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23 aprile 2007
Non solo Australia
Anche qui da noi, sia pure in forme per il momento molto meno drammatiche di quelle australiane, si profila lo spettro della siccità.
Scrive l'ANSA:
Siccità, Po scende di 80 cm in una settimanaE ancora, all'allarme per la possibile mancanza d'acqua si accompagna quello per i possibili black-out, visto che l'acqua è essenziale sia per gli impianti idroelettrici che per il raffreddamento di quelli termoelettrici. Ed è possibile che in estate ci ritroveremo con solo 49.000 MW di potenza elettrica disponibile, a fronte di una domanda che l'anno scorso ha toccato i 55.000 MW, complici anche gli ormai obiqui condizionatori d'aria, dei quali pare non si possa più fare a meno (e prima, come facevamo?).
Coldiretti: lago Garda ai minimi storici a Peschiera
(ANSA) - ROMA, 22 APR - Si aggrava la situazione di emergenza idrica con il fiume Po che a Pontelagoscuro è sceso di 80 centimetri in una sola settimana. Il dato emerge da un monitoraggio della Coldiretti. Il lago di Garda, a Peschiera, è di cinquanta centimetri al di sotto della media storica degli ultimi 50 anni. E' al di sotto di 70 centimetri il lago Maggiore a Sesto Calende. Dall'acqua del bacino idrico del Po - Sottolinea Coldiretti - dipende un terzo del valore del Made in Italy agroalimentare.
Sul tema, c'è anche l'articolo di Repubblica.
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22 aprile 2007
Siccità australiana
I nodi vengono al pettine, anche prima del previsto. In Australia la siccità, dovuta agli effetti del riscaldamento globale, è uno spettro estremamente reale, oggi.
Ecco l'inizio di un articolo della Stampa:
John Howard, il primo ministro australiano che sbeffeggiava i teorici del riscaldamento globale e rifiutava di incontrare Al Gore per una discussione sulle conseguenze dell’effetto serra, ha invitato i suoi concittadini a pregareBen gli sta, verrebbe da dire, visto che Howard è stato insieme a Bush l'unico leader di un paese industrializzato a non firmare il protocollo di Kyoto. Ma sarebbe scellerato gioire, sia perché le conseguenze umane e ambientali potrebbero essere molto pesanti, sia perché il problema è di tutti, e la siccità domani potrebbe colpire anche noi, specialmente le regioni centro-meridionali.. Se entro sei settimane non pioverà, l’Australia dovrà bloccare fino al maggio 2008 l’irrigazione dei campi, l’unica misura che potrà consentire alla gente di avere ancora un po’ d’acqua per bere, lavarsi e cucinare. Se Dio non ascolterà le preghiere di Howard, saranno bloccate le chiuse del bacino dei fiumi Murray e Darling, che produce il 40 per cento del cibo dell’Australia e che è grande come Francia e Spagna messe insieme. Milioni di alberi da frutta e di ulivi moriranno, con le piante di riso e di cotone, gli agrumi, le mandorle, i vigneti. Moriranno le pecore e le mucche, e circa 50 mila farmers dovranno lasciare le fattorie che abitano da generazioni in quella che, agli emigrati che la colonizzarono all’inizio dell’800, sembrava una terra protetta dal cielo. Per la prima volta, gli effetti del riscaldamento globale si abbattono in modo devastante su di una nazione sviluppata, una delle più potenti e progredite del mondo. John Howard, come molti altri, pensava che siccità e carestie fossero una prerogativa del Corno d’Africa, che mai ci avrebbero colpito nelle nostre confortevoli case.
In realtà il prosieguo dell'articolo spiega che in parte il problema è dovuta alla cattiva gestione delle acque, su cui per anni non si è fatto niente. Tuttavia, conoscendo i nostri acquedotti colabrodo e l'indifferenza alla questione della politica nostrana, troppo assorta in partiti democratici e vendite (o acquisti) di compagnie telefoniche, la cosa ci rassicura ben poco.
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30 marzo 2007
Un cavaliere si profila all'orizzonte
Uno dei quattro cavalieri dell'Apocalisse si chiama fame. Una parola che oggi qui da noi evoca la necessità di alzarsi dalla sedia e di raggiungere il frigorifero.
Su questo blog abbiamo già parlato del fatto che l'agricoltura moderna è fortemente dipendente dal petrolio, e della possibilità che la crisi petrolifera derivante dal raggiungimento del picco dell'offerta possa avere gravi conseguenze sulla sicurezza alimentare.
Tuttavia, poiché i guai arrivano sempre da dove meno te li aspetti, c'è qualcosa di molto più immediato che si profila all'orizzone: la possibilità che il cibo venga usato, sotto forma di biocarburanti (etanolo, cioè alcool, oppure oli vegetali) per muovere le automobili invece che per nutrire le persone. Questa prospettiva si sta concretizzando ad una velocità spaventosa, e le conseguenze che porterà nel giro di pochi anni potrebbero essere drammatiche.
Ad esempio, un articolo sul Manifesto del 28 marzo 2007 ci informa che nel 2006 ben il 16% della produzione statunitense di mais (gli USA sono il principale esportatore mondiale di mais, e forniscono il 70% del totale delle esportazioni mondiali) è stata utilizzata per produrre etanolo. E questa percentuale salirà al 25% nel 2007, una crescita spaventosa. Per di più, il presidente Bush ha fissato in gennaio un obiettivo molto ambizioso, arrivare a utilizzare nel 2017 35 miliardi di galloni (132 miliardi di litri) di etanolo per autotrazione, così da ridurre del 20% i consumi di benzina. Questo richiederebbe tutto il mais prodotto negli USA, e ancora non basterebbe. Infatti, è già stato siglato un accordo col Brasile per importare etanolo prodotto dallo zucchero di canna. Il presidente Lula giura che questo non verrà fatto a spese dell'Amazzonia, ma si sa come vanno le megaimprese commerciali: davanti alla spinta economica, non c'è riserva naturale che tenga.
Intanto, come abbiamo già menzionato, il prezzo del mais è in aumento, e per le fasce povere dei popoli che lo usano come cereale principale della propria alimentazione, ad esempio i messicani, sono già dolori. Lo conferma anche l'Earth Policy Institute, che parla di prezzi del cibo in aumento anche in India, Cina e USA, anche a causa del fatto che questi paesi stanno aumentando i loro consumi di carne, latte e uova, che richiedono cereali come mangimi per gli animali. Nello stesso articolo si cita il fatto che per parecchi anni il numero di persone affamate nel mondo è andato calando, ma che alla fine degli anni '90 la tendenza si è rovesciata, e tale numero è ora in crescita. In febbraio il direttore del World Food Programme ha dichiarato che 18.000 bambini muoiono ogni giorno di fame e malnutrizione.
Anche il presidente Fidel Castro ha fatto delle dichiarazioni sull'immoralità di usare il cibo per muovere le automobili, e sul rischio che una parte consistente della popolazione mondiale si trovi presto ridotta alla fame. Qualunque cosa si possa pensare di lui, è se non altro un uomo politico che si occupa di problemi concreti e importanti, invece che pensare a vallettopoli e al partito democratico.
A questo scenario va poi aggiunto il problema del calo dei raccolti in seguito al cambiamento climatico, che in futuro potrebbe risultare sempre più consistente. E infine c'è il problema che , con una domanda sempre più grande di cibo per sfamare uomini e persone, le foreste rimaste saranno ben presto rase al suolo. Una analisi di questo la fa George Monbiot in un bell'articolo (in inglese), intitolato "una soluzione letale", di cui si può leggere un sunto sul blog di ASPOItalia. Lo sapevate voi che l'ONU ha pubblicato un rapporto secondo cui il 98% delle foreste pluviali indonesiane saranno state tagliate o degradate entro il 2022, per far posto alle coltivazioni di palme da olio? L'olio di palma è già oggi ampiamente usato dall'industria alimentare occidentale, e con l'avvento del biodiesel la sua domanda sarà sempre maggiore. Il che, oltre alla perdita in sé (ad esempio, gli oranghi sono a questo punto praticamente condannati), riversa nell'atmosfera milioni di tonnellate di CO2 che era immagazzinata negli alberi, peggiorando ulteriormente la situazione climatica.
Un sito in inglese su cui approfondire ulteriormente, e cercare di fare qualcosa firmando petizioni, è questo. Ma soprattutto, è vitale far capire a chi ci circonda che i biocarburanti non sono una soluzione ecologica, sono una catastrofe.
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18 marzo 2007
Cereali in calo
L'ANSA ci informa su uno studio pubblicato su una rivista scientifica americana, che dice che negli ultimi vent'anni si è avuto un effetto negativo del riscaldamento globale sulla produzione di cereali.
Clima: cala produzione cerealiL'articolo scientifico originale è leggibile qui.
Secondo studio americano, la causa e' il riscaldamento
(ANSA)-ROMA,16 MAR- Il riscaldamento globale ha già intaccato la produzione mondiale di cereali, principale componente della dieta della popolazione del pianeta. Negli ultimi 20 anni, la produzione di cereali si e' ridotta di 40 milioni di tonnellate l'anno. Lo afferma uno studio del Carnegie's Department of Global Ecology di Stanford, pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters. I ricercatori hanno confrontato la produzione 1981-2002 di grano, riso, mais, soia, orzo e sorgo, con le temperature.
Questa notizia è in accordo con gli allarmi lanciati periodicamente dall'Earth Policy Institute sul fatto che le riserve mondiali di cereali sono in calo, e si profila all'orizzonte lo spettro della carestia, di cui anche noi abbiamo parlato.
L'idea che possa mancare il cibo è del tutto aliena alla nostra civiltà, che dà per scontata l'abbondanza. E, in effetti, saranno i paesi poveri a soffrire per primi della crisi alimentare. Ma non è detto che le conseguenze non si sentano anche da noi, se non altro in termini di prezzo. E allora forse cominceremo a rimettere le cose nella giusta prospettiva, e a capire che il problema del riscaldamento globale non riguarda solo ambientalisti fissati e operatori turistici di alta montagna, ma incide sulla vita di ognuno di noi e sempre più lo farà in futuro.
Intanto però ci giungono dalla televisione (visto ieri un servizio al telegiornale) e dai mezzi di informazione messaggi rassicuranti, che ci dicono che con il caldo record le verdure costano di meno.
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12 marzo 2007
Un altro flagello per le api
Come se non bastassero le morie di api che abbiamo recentemente segnalato, adesso arriva anche la vespa velutina, una vespa asiatica che nel 2004 è arrivata dalla Cina in Francia, viaggiando insieme a una di quelle inutili e assurde merci che zigzagano avanti e indietro per il mondo: un carico di bonsai (ce lo racconta ecoblog). Questa vespa si nutre di api, arrivando ad attaccare gli alveari decimando le colonie, e quindi costituisce un ulteriore minaccia per le nostre povere api. Si sta espandendo rapidamente in Francia, e si pensa che presto passerà in Spagna. Quindi, prima o poi la vedremo anche da noi.
Sarebbe giusto e sacrosanto che l'importatore di bonsai venisse condannato a pagare tutti i danni, presenti e futuri. Magari servirebbe da deterrente ad altri aspiranti importatori di merci inutili. Ma sappiamo già che non avverrò, la "libera circolazione delle merci" è un dogma inattaccabile, per quanti disastri possa causare. E poi, come farebbe il consumismo occidentale senza gli operai-schiavi dell'estremo oriente?
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13 febbraio 2007
Muoiono le api
Apprendiamo dall'ANSA che negli USA una misteriosa malattia sta decimando le api, con perdite fino all'80% della popolazione dell'alveare, e danni per centinaia di migliaia di dollari.
Ma anche in Svizzera si hanno morie anomale di api, e già nel 2002-2003 si era avuta una moria anomala in Francia, Germania e Svizzera le cui causa non sono mai state chiarite.
Moria di api anche in Piemonte.
E visto che siamo in tema, segnaliamo il fatto che le api evitano i campi seminati con varietà OGM, segno che queste piante non sono proprio uguali alle altre per chi qualcosa ne capisce!
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