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20 febbraio 2009

Colera

Morire di colera nel 2009. Accade, e parecchio anche. In Zimbabwe, ad esempio. Dall'ANSA:

Zimbabwe: colera, quasi 4 mila morti
Salgono a oltre 80 mila i cadi di infezione
(ANSA) - GINEVRA, 20 FEB - Appare inarrestabile l'epidemia di colera in Zimbabwe: 3.759 i decessi accertati, mentre sono saliti a 80.250 i casi di infezione. Secondo i dati resi noti dall'Organizzazione mondiale della sanita' (Oms), il tasso di mortalita' dell'epidemia scoppiata in agosto e' alto, al 4,7%. Il colera e' una malattia curabile, ma nello Zimbabwe il sistema sanitario e' al collasso e la propagazione della malattia e' favorita dalla decrepitezza del sistema fognario e delle infrastrutture idriche.

31 dicembre 2008

Gatti e barboni

Curioso paese, questo, dove se uccidi un gatto finisci in galera, mentre gli uomini possono morire di freddo nell'indifferenza generale (sono due notizie da La Repubblica di oggi).
Sono tornato, e vi auguro un felice 2009.

13 novembre 2008

Ricco nord-est in declino

Rimando i miei pochi lettori a questo post di Galatea, che merita assolutamente di essere letto. Perché è scritto benissimo, e perché tratteggia una realtà che è ancora più percepita che rappresentata, ma non per questo è meno vera e incombente.

28 ottobre 2008

500 al giorno

La condizione dell'infanzia nei paesi poveri la rammentiamo raramente. Al massimo, viene evocata in maniera astratta per convincere un bambino a finire ciò che ha nel piatto (o, ormai, per fare la parodia di questa situazione). Eppure laggiù si continua a morire. Questa è una notizia ANSA:

Kenya: muoiono 500 bimbi al giorno
Studio nazionale- Unicef: per cause che si potrebbero prevenire
(ANSA) - NAIROBI, 27 OTT - Ogni giorno in Kenya muoiono in media 473 bambini sotto i 5 anni e ogni ora 5 neonati per cause che sarebbero potute essere prevenibili. Sono alcuni dei dati che emergono da uno studio condotto da Unicef (l'agenzia Onu per la protezione dei bambini)e dal governo keniano di cui da' notizia con risalto oggi la stampa del Paese. Piu' in generale secondo lo studio ogni 30 bimbi nati in Kenya,uno muore prima di avere 28 giorni,uno ogni 12 prima del primo compleanno,ed uno ogni 9 prima dei 5 anni.

22 gennaio 2008

Ventiseimila al giorno

Non scambi in borsa. Non telefonate. Bambini. Bambini morti. Ventiseimila bambini muoiono ogni giorno. Ventiseimila bambini che muoiono prima di raggiungere i cinque anni di età, a causa di malattie curabili, cattive condizioni igieniche, guerre, fame. In un mondo che sempre più coltiva la terra per dar da mangiare alle automobili, metà di questi ventiseimila muoiono per malnutrizione o fame. Ventiseimila bambini al giorno fanno 9,7 milioni di bambini all'anno, che potrebbero vivere se il mondo fosse meno ingiusto, meno iniquo, meno freddamente devoto al denaro, meno dominato dall'egoismo.

Dimenticavo, questi dati vengono dall'ultimo rapporto Unicef sullo stato dei bambini nel mondo.

24 novembre 2007

L'Italia del benessere

Una notizia ripresa da Repubblica:

Milano, uomo rapina farmacia
Poi si scusa: "I bimbi hanno fame"

MILANO
- "Mi spiace ma ci sono i bambini che hanno fame. Scusa". Si è giustificato così con la titolare l'uomo che ha rapinato una farmacia di viale Regina Giovanna a Milano. L'uomo, un italiano di una trentina d'anni, è entrato nella farmacia armato di una pistola, si è fatto consegnare l'incasso di circa trecentocinquanta euro e, dopo aver chiesto scusa alla farmacista, è fuggito col bottino.

Nella Milano in cui si progettano supergrattacieli a gogò, succede pure questo.

15 luglio 2007

Favelas e milionari

Due notiziole, uscite casualmente lo stesso giorno, che illustrano meglio di tanti ragionamenti i meccanismi che generano la povertà.

Notiziola n.1
Brasile: 12, 4 mln abitanti favelas
Governo aveva sbagliato calcoli, pensava fossero la meta'
(ANSA) - SAN PAOLO, 15 LUG - Gli abitanti delle 'favelas', le baraccopoli brasiliane, sono il doppio di quanto riteneva il governo che ha dovuto ammettere l'errore. I dati indicavano 6,3 milioni di persone, appartenenti a 1,4 milioni di famiglie. Ma da una elaborazione realizzata dalla Fondazione Istituto brasiliano di geografia e statistica (Ibge) e' emerso che si tratta di 12,4 milioni di persone che vivono in condizioni ai limiti dell'umano in 3,2 milioni di case.
Notiziola n.2
Brasile: i milionari sono 130. 000
Rappresentano 0, 7% della popolazione con 573 mln dlr, studio
(ANSA) - SAN PAOLO, 15 LUG - Il Brasile conta ben 130.000 milionari (in dollari) che concentrano oltre il 50% del Prodotto interno lordo del Paese.E' quanto emerge da uno studio realizzato dal Fisco brasiliano e da un istituto specializzato, The Boston Consulting Group. Il drappello dei milionari rappresenta lo 0,7% della popolazione ed e' il gruppo piu' ricco d'America latina, con una fortuna stimata a 573.000 mln di dlr (416.000 mln di euro) che, appunto, equivale a oltre la meta' del Pil brasiliano.
Anche da noi, il divario fra ricchi e poveri continua a crescere. E chissà che non ci ritroviamo ad essere come il Brasile senza neanche accorgercene.

07 luglio 2007

Mendicanti

Secondo un rapporto dell'osservatorio europeo su razzismo e xenofobia, ci sarebbero in Italia ben 50.000 che vengono costretti a mendicare per le strade, con un giro d'affari di 200 milioni all'anno. La notizia dell'ANSA ci dice anche che si tratta perlopiù di bambini di etnia rom, ma noi qui non siamo interessati a questo, e non vogliamo dare spazio alle solite polemiche razziste. Il punto è che ci sono questi 50.000 bambini per strada. Chissà quale spazio hanno nel sogno veltroniano? (su Veltroni, consiglio vivamente questo post di Leonardo, che ho trovato molto azzeccato). Lo dico perché nell'ideologia comune a centrodestra e centrosinistra, che è quella della competizione per vincere sul mercato, è implicito che ci saranno dei perdenti, che finiranno per strada. A loro, è vero, lo stato si impegna a concedere qualche elemosina. Ma, appunto, di elemosine si tratta.

Intanto, si insiste per spendere 15 miliardi di euro per un megatunnel ferroviario che congiunga Torino e Lione, per trasportare milioni di tonnellate di merci, basandosi su previsioni di crescita per il futuro che, alla luce delle crisi incombenti, sono completamente insensate. Come se far viaggiare le merci potesse risolvere i problemi delle persone. E se iniziassimo a renderci conto che certi lussi (da far pagare poi alle casse statali) non ce li possiamo più permettere?

Realizzare un megatraforo plurimiliardario quando hai decine di migliaia di bambini che mendicano per le strade, non è come comprarsi il Rolex con i soldi che dovrebbero servire a nutrire la tua famiglia?

30 marzo 2007

Un cavaliere si profila all'orizzonte

Uno dei quattro cavalieri dell'Apocalisse si chiama fame. Una parola che oggi qui da noi evoca la necessità di alzarsi dalla sedia e di raggiungere il frigorifero.

Su questo blog abbiamo già parlato del fatto che l'agricoltura moderna è fortemente dipendente dal petrolio, e della possibilità che la crisi petrolifera derivante dal raggiungimento del picco dell'offerta possa avere gravi conseguenze sulla sicurezza alimentare.

Tuttavia, poiché i guai arrivano sempre da dove meno te li aspetti, c'è qualcosa di molto più immediato che si profila all'orizzone: la possibilità che il cibo venga usato, sotto forma di biocarburanti (etanolo, cioè alcool, oppure oli vegetali) per muovere le automobili invece che per nutrire le persone. Questa prospettiva si sta concretizzando ad una velocità spaventosa, e le conseguenze che porterà nel giro di pochi anni potrebbero essere drammatiche.

Ad esempio, un articolo sul Manifesto del 28 marzo 2007 ci informa che nel 2006 ben il 16% della produzione statunitense di mais (gli USA sono il principale esportatore mondiale di mais, e forniscono il 70% del totale delle esportazioni mondiali) è stata utilizzata per produrre etanolo. E questa percentuale salirà al 25% nel 2007, una crescita spaventosa. Per di più, il presidente Bush ha fissato in gennaio un obiettivo molto ambizioso, arrivare a utilizzare nel 2017 35 miliardi di galloni (132 miliardi di litri) di etanolo per autotrazione, così da ridurre del 20% i consumi di benzina. Questo richiederebbe tutto il mais prodotto negli USA, e ancora non basterebbe. Infatti, è già stato siglato un accordo col Brasile per importare etanolo prodotto dallo zucchero di canna. Il presidente Lula giura che questo non verrà fatto a spese dell'Amazzonia, ma si sa come vanno le megaimprese commerciali: davanti alla spinta economica, non c'è riserva naturale che tenga.

Intanto, come abbiamo già menzionato, il prezzo del mais è in aumento, e per le fasce povere dei popoli che lo usano come cereale principale della propria alimentazione, ad esempio i messicani, sono già dolori. Lo conferma anche l'Earth Policy Institute, che parla di prezzi del cibo in aumento anche in India, Cina e USA, anche a causa del fatto che questi paesi stanno aumentando i loro consumi di carne, latte e uova, che richiedono cereali come mangimi per gli animali. Nello stesso articolo si cita il fatto che per parecchi anni il numero di persone affamate nel mondo è andato calando, ma che alla fine degli anni '90 la tendenza si è rovesciata, e tale numero è ora in crescita. In febbraio il direttore del World Food Programme ha dichiarato che 18.000 bambini muoiono ogni giorno di fame e malnutrizione.

Anche il presidente Fidel Castro ha fatto delle dichiarazioni sull'immoralità di usare il cibo per muovere le automobili, e sul rischio che una parte consistente della popolazione mondiale si trovi presto ridotta alla fame. Qualunque cosa si possa pensare di lui, è se non altro un uomo politico che si occupa di problemi concreti e importanti, invece che pensare a vallettopoli e al partito democratico.

A questo scenario va poi aggiunto il problema del calo dei raccolti in seguito al cambiamento climatico, che in futuro potrebbe risultare sempre più consistente. E infine c'è il problema che , con una domanda sempre più grande di cibo per sfamare uomini e persone, le foreste rimaste saranno ben presto rase al suolo. Una analisi di questo la fa George Monbiot in un bell'articolo (in inglese), intitolato "una soluzione letale", di cui si può leggere un sunto sul blog di ASPOItalia. Lo sapevate voi che l'ONU ha pubblicato un rapporto secondo cui il 98% delle foreste pluviali indonesiane saranno state tagliate o degradate entro il 2022, per far posto alle coltivazioni di palme da olio? L'olio di palma è già oggi ampiamente usato dall'industria alimentare occidentale, e con l'avvento del biodiesel la sua domanda sarà sempre maggiore. Il che, oltre alla perdita in sé (ad esempio, gli oranghi sono a questo punto praticamente condannati), riversa nell'atmosfera milioni di tonnellate di CO2 che era immagazzinata negli alberi, peggiorando ulteriormente la situazione climatica.

Un sito in inglese su cui approfondire ulteriormente, e cercare di fare qualcosa firmando petizioni, è questo. Ma soprattutto, è vitale far capire a chi ci circonda che i biocarburanti non sono una soluzione ecologica, sono una catastrofe.

21 febbraio 2007

Debiti

Riportiamo da Repubblica:

CGIA: FAMIGLIE PIU' INDEBITATE, A SETTEMBRE 17.854 EURO
Cresce l'indebitamento delle famiglie italiane. Secondo i calcoli della Cgia di Mestre, a settembre scorso, era arrivato a toccare in media quota 17.854 euro, con un incremento del 10,85% rispetto a un anno prima. Tra le provincie, è Bolzano la più "esposta" con il sistema bancario con un indebitamento familiare medio pari a 31.437 euro, seguita da Lodi (25.710 euro), Siena (25.368 euro) e Mantova (24.929 euro). Altrettanto interessante, però, accanto alle quantità di indebitamento in termini assoluti è quella che riguarda l'incremento in termini percentuali rispetto al 2005. Così a fronte di una media nazionale del +10,85%, spicca il boom registrato tra le famiglie di Reggio Emilia pari con un +18,19%, seguite dai nuclei napoletani (+17,61%), casertani con il (+16,48%) e genovesi (+16,43%). E così se i record assoluti dell'indebitamento vanno al centro e al nord, i primati dell'incremento vanno al centro-sud. "Innanzitutto - spiega Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre - le città più indebitate sono quelle che registrano anche i livelli di reddito più elevati. Non è da escludere che tra questi 'indebitati' vi siano anche famiglie appartenenti alle fasce sociali più deboli".
Dove troveranno le famiglie le risorse per ripianare questi debiti? L'unica soluzione sembra essere quella di produrre sempre di più. Ma aumentare la produzione (far crescere il PIL) ha l'effetto di consumare le nostre risorse naturali: aria pulita, suolo, acqua. Quindi, per ripagare il debito finanziario, si depaupera il nostro patrimonio comune, e a farne le spese saremo noi stessi e ancora di più i nostri discendenti.
E comunque, è una rincorsa senza speranza, perché nessuna crescita del PIL potrà far pari con un debito che cresce del 10% all'anno.

- Ma nel nostro paese, - disse Alice, che ancora ansava un poco, - generalmente si arriva altrove... dopo che si è corso tanto tempo come abbiamo fatto noi.

- Che razza di paese! - disse la Regina. Qui invece, per quanto si possa correre si rimane sempre allo stesso punto. Se si vuole andare in qualche altra parte, si deve correre almeno con una velocità doppia della nostra.

Da "Attraverso lo specchio", cap. 2.

18 febbraio 2007

Senza casa

A Roma ci sono duemila persone che dormono per strada, e altre otto o novemila che vivono in auto, baracche, accampamenti. Un numero crescente di persone senza casa, come ci racconta l'ANSA, immigrati ma anche italiani ridotti in miseria da eventi della vita quali una separazione dal partner o un licenziamento. Come nei paesi del terzo mondo, anche da noi i contrasti tra i super-ricchi e i poveri si fanno sempre più stridenti, riproducendo a livello nazionale quelli che sono di divari tra paesi ricchi e paesi poveri. E col progressivo depauperamento delle risorse naturali, questo fenomeno tenderà ad accentuarsi, con minoranze che difenderanno con le armi l'accesso alle sempre più esili risorse restanti. Purtroppo, non siamo che all'inizio.

Sul Corriere un esempio: una famiglia slovacca che vive al Nomentano in una capanna fatta di bottiglie di birra.

09 gennaio 2007

Quando il mutuo ti costa un occhio

Il collasso dell'impero globale si fa sempre più prossimo, così come gli scenari di tecnologia e miseria così ben descritti dagli scrittori di fantascienza del filone cyberpunk. L'ultima novità, che apprendiamo dall'ANSA, è che sempre più persone sono costrette a vendere via internet organi o parti di essi per ripagare carte di credito, mutui e rate, oppure per finanziare un qualche affare. La fonte originale, il noto The Sun, potrebbe sembrare poco affidabile, tuttavia pare che si tratti di una serissima inchiesta giornalistica, e una ricerca mostra che molti altri giornali britannici hanno ripreso la notizia. Il giornale ha contattato un uomo che ha pubblicizzato su internet la sua disponibilità a vendere "un rene, una parte del fegato, e dopo tre mesi una cornea" per 100.000 dollari. Molti venditori di organi presenti sul sito su cui The Sun ha trovato l'annuncio vengono dai paesi poveri, come Filippine, Togo o Bangladesh. Ma un crescente numero si fa avanti da nazioni come Gran Bretagna, Usa, Australia e Francia. Si va da persone pesantemente indebitate, a gente che vuole pagare gli studi universitari al figlio. Lo stesso The Sun ha pubblicato un seguito dell'inchiesta, con tanto di foto delle cicatrici di persone, in questo caso bulgari, che hanno venduto un rene.

Vengono subito in mente le pubblicità televisive delle varie agenzie di prestiti, dove allegre famigliole o arzilli pensionati si indebitano per finanziare spese voluttuarie quali le vacanze, sotto il benedicente sguardo di noti personaggi televisivi. E vengono in mente i continui tagli ai servizi pubblici fondamentali e alle pensioni, per non parlare del colossale furto che si sta consumando in questo periodo nella rassegnazione generale, lo scippo del Trattamento di Fine Rapporto, che verrà trasferito d'ufficio a fondi pensione destinati a collassare alla prima crisi di borsa. Nell'articolo non si fa menzione di italiani, ma ci arriveremo anche noi, prima o poi. Un po' dopo il mondo anglosassone, come sempre, ma ci arriveremo.

Aggiornamento: ci stiamo già arrivando. Leggete bene tutti gli annunci pubblicati qui.

13 novembre 2006

Il papa, la fame e le risorse globali

Domenica all'Angelus papa Benedetto XVI ha detto delle cose che ci sono piaciute. Ha parlato della fame nel mondo, ricordando come 800 milioni di persone siano sottoalimentate. E ha detto che "per incidere su larga scala è necessario convertire il modello di sviluppo globale; lo richiedono ormai non solo lo scandalo della fame, ma anche le emergenze ambientali ed energetiche". Ancora, "Certamente occorre eliminare le cause strutturali legate al sistema di governo dell’economia mondiale, che destina la maggior parte delle risorse del pianeta a una minoranza della popolazione. "

Questo è un blog laico, ma ci piace riportare anche parole di fonte religiosa, quanco ci sembra che vadano al cuore dei problemi. E ringraziamo il papa per aver ricordato che fame, problemi ambientali ed energetici sono riconducibili alla medesima radice, e per aver parlato contro le disuguaglianze. Per completezza, vogliamo anche obiettare che alla necessità di modificare il modello di sviluppo globale andrebbe affiancata quella di limitare la crescita della popolazione, non certo in modo coercitivo, ma rendendo disponibili a tutti gli uomini e soprattutto a tutte le donne le tecniche anticoncezionali. Questo perché in un pianeta di dimensioni finite le risorse pro capite saranno sempre meno quanto più grande sarà la popolazione umana. E perché molti ecosistemi sono al collasso proprio a causa della pressione antropica. Su questo, la Chiesa è purtroppo ancora molto indietro, e sta dalla stessa parte di quegli sviluppisti che si ostinano ad ignorare il fatto che viviamo in un pianeta di dimensioni e risorse finite.

Comunque sia, speriamo che questo discorso di Benedetto XVI sia preludio ad una sempre maggiore coscienza anche da parte cattolica dello stato di crisi che affligge il nostro amato pianeta, e che questo porti a stemperare l'ostinato antropocentrismo in una visione globale che veda l'uomo e l'ambiente come un insieme inscindibile, in cui la salvaguardia del secondo è necessaria per la vita del primo. Insomma, una "difesa della vita" che consideri tutte le molteplici forme che la vita assume, e soprattutto la ragnatela di connessioni che le lega le une alle altre.

San Francesco scrisse, quasi otto secoli fa:

Laudato si', mi Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti fior et herba.
Ma quanti intendono veramente il senso di queste parole, oggi che sembra che il cibo nasca negli scaffali del supermercato? Bene ha fatto quindi il papa a dire che gli uomini dovrebbero "benedire il Creatore per ogni cosa: per l’aria e per l’acqua, preziosi elementi che sono a fondamento della vita sul nostro pianeta; come pure per gli alimenti".

06 settembre 2006

Il sogno americano

Una interessante notizia, riportata nel sito M&C News, riferisce che secondo uno studio dell'organizzazione Food Bank for New York (che ogni giorno fornisce 250.000 pasti gratuiti in 1200 punti di distribuzione nella Grande Mela) ben un quarto dei quasi due milioni di bambini della metropoli statunitense vivono in condizioni di povertà, e molti di essi sono sovrappeso (il 40% nel gruppo studiato).

Più precisamente, più del 20% dei bambini di New York fa affidamento alle distribuzioni gratuite di cibo per poter sopravvivere, mentre il 40% di tutte le famiglie con bambini hanno avuto difficoltà a raggranellare i soldi necessari per il cibo nel corso del 2005.

Poiché le famiglie di questi bambini sono così indigenti, devono fare affidamento sul cibo più economico disponibile sul mercato, che è anche quello col maggior contenuto di grassi e calorie (molto più che da noi), e da questo deriva l'obesità. Complessivamente, metà di tutti gli allievi delle scuole elementari di New York sono sovrappeso o obesi.

Questa commistione di fame (lo studio non esita ad usare questa parola) e obesità è tipicamente statunitense, ma ciò che colpisce di più sono i numeri. In quella che a tutti gli effetti può essere considerata la capitale morale dell'impero, il 40% della popolazione fa fatica a provvedere al cibo per i propri figli. E poi pretendono di dare lezioni al mondo.