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13 marzo 2009

Corallo addio

Avevate in progetto di andare a vedere una barriera corallina? Beh, sbrigatevi, perché entro pochi anni potrebbe non restarne altro che ingialliti documentari. La notizia la dà l'ANSA, ma riprende un articolo pubblicato sulla qualificata rivista scientifica Geophysical Research Letters. La causa? Il riscaldamento globale e l'acidificazione degli oceani, entrambi dovuti all'anidride carbonica immessa in atmosfera dall'uomo attraverso i processi di combustione:

Rischio sparizione barriere corallo
Secondo uno studio, tra 20 anni potrebbero essere un ricordo
(ANSA) - ROMA, 12 MAR - Le barriere coralline di tutto il pianeta sono destinate a scomparire nell'arco di una ventina di anni. Sotto accusa, secondo uno studio pubblicato da Geophysical Research Letters, gli alti livelli di anidride carbonica. L'acidificazione degli oceani insieme all'aumento delle temperature marine sono le cause principali. 'Ogni secondo vengono immesse nell'atmosfera oltre 1.000 tonnellate di anidride carbonica, di cui 300 finiscono negli oceani'.

21 aprile 2008

Tremila tigri

La notizia è questa, e non è neanche cattiva. Secondo uno studio, il DNA delle tigri in cattività contiene sufficienti informazioni per salvare tutte le specie esistenti. Il punto tragico è però un altro, e lo si legge alla fine della notizia. Le tigri in cattività sono quindicimile. Quelle allo stato selvatico sono solo tremila in tutto il mondo.

03 febbraio 2008

Coralli addio

Certe cose ti lasciano desolato, anche se era una tendenza che si conosceva già da tempo:

Coralli in via di estinzione
Allarme scienziati, spariranno con cambiamenti climatici
(ANSA) - ROMA, 3 FEB - I coralli stanno sparendo per colpa dei cambiamenti climatici e gli scienziati avvertono: senza interventi spariranno presto.Questo l'allarme lanciato da Carl Gustaf Lundin, direttore del programma mondiale sul mare dell'Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn), dopo aver visto i risultati del rapporto sulla devastazione di coralli dei Caraibi nel 2005 a causa del riscaldamento dei mari combinato con gli effetti degli uragani.
La notizia è dell'ANSA, il comunicato dell'Iucn e il rapporto completo sono disponibili qui. Vi si legge tra l'altro che nei Caraibi si è osservato nell'agosto 2005 uno sbiancamento (primo passo verso la morte) di una frazione compresa tra il 50% e il 95% di tutte le colonie di corallo, e la morte di metà di esse. Il 2008 è stato proclamato Anno Internazionale delle Barriere Coralline, nel tentativo di richiamare l'attenzione della pubblica opinione su questa gravissima tendenza. Ricordiamo infatti che, al di là dei coralli in sé stessi, le barriere coralline sono un luogo dove si concentra una grande biodiversità, e la loro perdita avrebbe effetti nefasti su moltissime altre specie.

20 aprile 2007

Addio al leopardo Amur

Una notizia ANSA:

Leopardo Amur verso estinzione
WWf, solo una trentina gli esemplari rimasti
(ANSA) - ROMA, 18 APR - I cambiamenti della natura mietono un'altra vittima: il leopardo dell'Amur, che vive in Siberia, e' sull'orlo dell'estinzione. Sono una trentina gli esemplari rimasti, secondo il censimento condotto dal Wwf, dalla Wildlife Conservation Society, e dal Pacific Institute of Geography dell'Accademia delle Scienze russa. Un numero che non garantirebbe la continuita' della specie. All'origine della decimazione la perdita di habitat e i cambiamenti climatici.
Con soli 30 esemplari, il leopardo Amur è ormai spacciato. Un'altra meraviglia della natura persa per sempre.

08 aprile 2007

Il rapporto IPCC

E' uscito il rapporto IPCC, intitolato "Cambiamento climatico 2007: impatti, adattamento e vulnerabilità" ed è pieno di visioni cupe per il nostro futuro. Non starò a riassumerne i contenuti, ad esempio la prevista estinzione del 30% delle specie viventi, potete leggere a riguardo i numerosi articoli, as esempio quello dell'Unità o quello di Yahoo!News, focalizzato sugli effetti sulla salute.

Ciò che colpisce è che queste previsioni, catastrofiche ma scientificamente fondate, vengano rapidamente archiviate come una notizia fra le tante. Sembra mancare la capacità di comprendere il baratro che ci si sta spalancando davanti. Ho accanto a me La Repubblica di oggi, e le notizie in prima pagina riguardano la legge elettorale e la questione Telecom. Solo un titoletto rimanda alle pagine 16 e 17, dove viene trattato l'argomento. Del resto, sono già passati due giorni dalla pubblicazione del rapporto, la notizia è "vecchia".

Oggi si svolge a Roma una marcia contro la pena di morte, iniziativa meritoria a cui questo blog aderisce virtualmente. Eppure, a voler dare alle cose le giuste proporzioni, bisognerebbe marciare ogni giorno per invocare la salvezza dei futuri condannati a morte del disastro ambientale. Che non si contano a centinaia o migliaia, come le vittime della giustizia umana, ma a milioni e decine di milioni. Forse sono proprio queste cifre così grandi ad impedirci di afferrare la portata del disastro. O forse c'è un senso di ineluttabilità, analogo a quello espresso dal sottotitolo di questo blog.

Ma in realtà io credo che, molto semplicemente, dietro questo apparente disinteresse si celi una fede: la fede in quel progresso tecnologico, che in cinquant'anni ha innalzato oltremisura le nostre condizioni di vita. Si stenta ad accettare che questo innlazamento abbia silenziosamente gettato le basi per un crollo futuro. La tecnologia è magia, come ha spiegato così bene Umberto Eco. Che dietro la magia bianca si celi quella nera, è qualcosa a cui non riusciamo a credere. E la saggezza che ci viene dal passato, racchiusa in storie come quella del pesciolino d'oro, l'abbiamo persa per strada, sedotti dall'omino di burro e dal suo paese dei balocchi.

21 marzo 2007

I grandi fiumi muoiono

Il WWF internazionale ha effettuato una ricerca, monitorando i grandi fiumi del pianeta. E' risultato che la sopravvivenza di 10 grandi fiumi, tra cui il Nilo, il Gange e il Mekong, è a rischio, a causa di cambiamento climatico, infrastrutture, inquinamento, prelievi eccessivi di acqua e così via. Il 41% della popolazione mondiale vive in bacini fluviali sottoposti a stress idrico, e più del 20% delle specie animali d'acqua dolce sono o già estinte o gravemente minacciate. Le potenziali conseguenze sono gravissime, sia per la perdita di biodiversità che per la popolazione umana, che in moltissimi casi dipende dall'acqua di questi fiumi per vivere.

Il rapporto originale (in inglese) è disponibile qui.

06 febbraio 2007

Beluga a rischio

Riprendiamo da Blogeko la notizia che i beluga dell'Alaska, noti cetacei simili ai delfini, si stanno estinguendo. Erano 653 nel 1994, oggi la popolazione è ridotta a 302. Lo riporta l'Independent, che spiega che esistono al mondo cinque popolazioni di beluga, isolate tra loro fisicamente e geneticamente, e quella dell'Alaska è appunto una delle cinque. Le ragioni della progressiva diminuzione del numero di beluga, oltre ai danni causati in passato dalla caccia, sono l'inquinamento, l'aumento del traffico di imbarcazioni e le trivellazioni per la ricerca di petrolio e gas naturale. Senza contare gli effetti del riscaldamento globale, che modifica il loro ambiente naturale.

14 dicembre 2006

Andato

La spedizione sullo Yang-tze ha concluso il suo lavoro. E' ufficiale. Il delfino baiji, di cui abbiamo già parlato, è estinto. Così come il rinoceronte nero occidentale. Ce lo conferma Blogeko. Un patrimonio, frutto di milioni di anni di evoluzione, perduto per sempre. Meraviglie che smettono di esistere sotto l'implacabile avanzata dell'uomo. Addio, baiji.

03 dicembre 2006

Uno di meno

Il baji è un delfino d'acqua dolce che vive nello Yangtze, il grande fiume cinese. O forse dovremmo dire "viveva". Una spedizione partita con l'intenzione di catturare un po' di coppie di questo delfino in via di estinzione, allo scopo di trasportarle in una riserva protetta, al fine di salvaguardare la specie, non ha trovato neppure un esemplare, come racconta il Guardian. Che aggiunge: "la pressione posta da una popolazione di 400 milioni di persone - un ventesimo della popolazione mondiale - sta facendo pagare un prezzo salato ad un fiume che una volta era una delle zone con maggiore biodiversità del mondo". L'esperto Wang Ding, il più eminente studioso cinese del baji, stima che le riserve di pesce nel fiume si siano dimezzate negli ultimi dieci anni, e molte specie sono in via di estinzione. Fra esse l'alligatore cinese, la salamandra gigante dello Yangtze e due diverse specie di storione.

Per il momento, sembra proprio che una delle più belle specie di delfino di fiume sia completamente estinta. Una perdita irrimediabile, un pezzetto del creato distrutto per sempre.
Se volete, potete seguire il blog della spedizione. Io non credo di averne il coraggio.

(via Blogeko)

07 novembre 2006

La distruzione dell'Eden

Oggi "Verso il baratro" è in lutto (non solo oggi, a dire il vero). La Reuters (via Blogeko) ci informa che 1.000 oranghi sono morti a causa degli incendi che hanno devastato le foreste indonesiane. Incendi appiccati per far posto a piantagioni di palme, destinate a produrre olio da utilizzare come biocarburante nei paesi del ricco occidente. Gli oranghi in fuga dagli incendi, e affamati a causa del fatto che la foresta è bruciata, sono andati alla ricerca di cibo in zone coltivate, dove sono stati uccisi.

Per avere una sensazione dell'entità del disastro, nel 2002 si stimava che fossero rimasti solo 56.000 oranghi, e che la popolazione stesse decrescendo al ritmo di 6.000 ogni anno. Insomma, questi animali meravigliosi si stanno rapidamente estinguendo, a causa della stupidità e dell'avidità degli uomini.

Non ho mai visto un orango dal vero, ma ho visto molti documentari, e in quegli occhi miti, dolci e intelligenti, ho ravvisato ciò che noi eravamo un tempo, prima di addentare il frutto della conoscenza del bene e del male e di venire cacciati dall'Eden. Innocenti. E se noi esecriamo il serpente che spinse Eva ad assaggiare il frutto, privandoci del paradiso terrestre, cosa dovremmo pensare di noi stessi, che stiamo distruggendo il paradiso terrestre degli oranghi? Quale inferno sarà sufficiente ad espiare un tale peccato?

Farò una donazione alla Borneo Orangutan Survival Foundation. Invito i miei lettori, se possono, a fare altrettanto.

28 settembre 2006

Quelli che odio

Quelli che stanno facendo estinguere le tigri.

E alcuni altri.

03 maggio 2006

Estinzioni di massa

Secondo la "lista rossa" della World Conservation Union, sono più di 16.000 le specie animali a rischio di estinzione, riporta Repubblica. Tra esse, l'orso bianco, l'ippopotamo e la gazzella, un terzo degli anfibi esistenti e un quarto delle conifere. Ovviamente, per quelli che guardano solo all'economia e al PIL, la cosa è di poca rilevanza. Ma in realtà la biodiversità è nel lungo periodo essenziale alla sopravvivenza della specie umana. E una specie animale, una volta estinta, non si può ricostituire, è un patrimonio unico perso per sempre.

Nell'ultimo articolo scritto prima di morire, nel 2001, Donella Meadows, una degli autori del famoso rapporto "I limiti dello sviluppo", parla proprio dell'estinzione degli orsi bianchi. Io non condivido il suo ottimismo (ma non oso neanche paragonarmi a lei). Condivido però le lacrime versate dalla sua amica, che dice, nell'apprendere che l'orso bianco è destinato ad estinguersi: "Cosa dirò al mio bambino che oggi ha tre anni?". Già. Cosa gli diremo?